ABEL (08.03.08)

Some of you might remember the first blog I had toghether with Aglaia... so you probably see on wich common project we worked and some of you may even have seen the exhibition back in homeland Ticino... A year has almost past since, and finally, thanks to Aglaia's focused motivation, a gallery in Mitte Berlin will show the work. It's really great news! An important goal; especially for her. More details on Aglaia's blog (here).

And for the courious among you: the nzz.a.s issue of last week, publishing my first berlin assignment. click (here)

As Aglaia (click here) reminds me (kindly) it was NOT my first Berlin assignment since I shot some gigs for a heavy metal magazine... I wonder WHY I don't consider it serious work (...)

FIRST BERLIN ASSIGNMENT (22.02.08)

Well well, after one year and a half in Berlin I was asked today to do some pictures HERE. 
A very nice assignment from an important swiss-german sunday paper, a real reportage (!) about some "cool" places in Berlin. I will not tell you more unless it's done! Feels great! :)

POZNAN (20.02.08)

For Aglaia's birthday we visited Poland, for the first time since we live in Berlin, by spending two days in Poznan. A selection of souvenir pictures I shot to be seen by clicking (HERE).
My old kosovo pics to be seen under www.strates.ch ==> boite
Ciao,
spero tutto bene
Grazie abbiamo ricevuto il Kosovo,bello, complimenti
speriamo! lo proponiamo all'estero tranne germania e svizzera vero?
DB (gn)

K.O! so: wo? (16.02.06)

I really thought I would go to Pristina this weekend, for the illegal independence day. Flights a bit to expensive, a bit too much journalists in the same spot: no chance selling the pictures. And finally it woul not be a "story". But I checked my archive: I was in Kosovo in 2005 for a reportage on the Swiss Kosove Force Company (Swisscoy) and spent some days travelling alone. I sent some single pictures to the agencies... I'm not expecting too much but it's worth a try! And I found this italian text of mine wich nobody has seen before... A bit too long... And not finished!
©ralbertalli. Testo non finito per Illustrazione Ticinese in seguito a decisione presa di non pubblicare il servizio fotografico del mio soggiorno in Kosovo. 2005

L’aereo che mi stava portando da Basilea a Dacovica era pieno di soldati svizzeri nella famigliare uniforme da combattimento, e se non fosse stato per il simbolo della KFOR, con la sigla doppia: (una volta in cirillico) su sfondo blu e bianco, avrei potuto credere di essere a un corso di ripetizione. L’atmosfera era distesa e i ragazzi davano un impressione simpatica. E l’unico a non esser riuscito ad addormentarsi dopo un po’, nonostante fosse partito da casa alle 2 del mattino, ero io. Cavoli: stavo andando in Kosovo! Solo il suono del nome evoca tutto un immaginario alimentato da anni di informazioni e documenti d’orrore. Ripensavo ai grandi reporter che ammiro e alle loro immagini indelebili scattate ormai dieci anni fa. Ripensavo a tutto quello che mi raccontava al bancone del bar il mio amico Ivan, che era stato soldato della Swisscoy nel decimo contingente, proprio quando sono scoppiati gli ultimi grossi problemi a marzo dell’anno scorso. Studiavo la cartina che mi aveva disegnato sul blocchetto “da cameriera”, suddivisa in “task forces” e etnie. Sapevo che la situazione è stabile, anche se la pace è imposta militarmente. Che il peggio erano le mine.
Ero stato in alcuni paesi dell’ex-Yugoslavia (Bosnia, Serbia,…) l’estate prima e, nonostante mi sia soffermato solo all’apparenza delle cose, lo scenario che mi si sarebbe presentato, di case rase al suolo, cimiteri che si perdono a vista d’occhio e buchi di proiettili ovunque, avrebbe dovuto apparirmi in modo un po’ meno destabilizzante… Il che speravo mi avrebbe permesso di andare al di là di quel che resta delle facciate per impregnarmi un po’ più di ciò che mi interessa veramente: l’essere umano. Ma non mi facevo illusioni: avrei passato sei giorni da turista, da solo, nell’attesa che i militari svizzeri mi recuperassero per permettermi di realizzare il reportage sui soldati ticinesi, nei quattro restanti giorni previsti. Ma ero comunque in viaggio per fare il fotoreporter, probabilmente per la prima volta per davvero: con un mandato professionale. E ne andavo intimamente molto fiero.
All’atterraggio, una volta aperto il portellone il paesaggio che mi si è presentato era inatteso e nuovo per me. C’erano veicoli militari ovunque, filo spinato ad ogni angolo e imponenti elicotteri da guerra che ci sorvolavano da ogni direzione, in ogni momento,con un frastuono assordante. Ma i ragazzi in divisa fumavano le loro sigarette. Chi tornava dal congedo salutava con qualche battuta quelli che stavano per volare a casa. E io mi chiedevo dove diavolo ero finito.
Una volta saliti sul bus che ci avrebbe portati al camp degli svizzeri, lasciato alle spalle un imponente check-point di soldati italiani, armati, davanti ad un enorme cartello “Benvenuti: Aeronautica Militare Italiana”, mi è venuto il vago dubbio che forse, ma solo forse, quello scenario da film “Apocalypse Now” era abbastanza normale… per un aeroporto militare.
Guardando dalle finestre, sulla strada per Suvareka il paese mi dava un impressione arida e desolata, ma una cosa che subito mi ha colpito erano le villette monofamigliari in mattonelle rosse che parevano spuntare a caso, come funghi. Sembra che il paese avesse reagito prontamente e, una volta la pace imposta dalle nazioni unite, avesse badato alla ricostruzione immediata delle abitazioni distrutte. A parte il continuo sfilare di convogli militari la situazione mi sembrava pacifica.
Dal camp “Casablanca” dove convivono Austriaci, Tedeschi e Svizzeri sono stato accompagnato dalla P.I.O (Public Information Officer, ovvero: addetto stampa) della Swisscoy al mio albergo a Suvareka. Per accertarsi che tutto vada bene la giovane ragazza dai capelli biondi raccolti in una treccia, in uniforme da combattimento con pistola alla gamba, mi ha accompagnato in stanza e poco prima di congedarsi, guardandomi coi suoi occhi azzurri mi ha confessato candidamente che lei non è sicura che passerebbe sei giorni completamente sola da queste parti, che la mia scelta è ammirevole, ma di ricordarsi che in nessun caso l’esercito è responsabile per me nei giorni antecedenti l’incontro prefissato e che in caso di bisogno io non sarei stato una delle loro priorità. Mi ha comunque lasciato il suo biglietto da visita plastificato, prima di raggiungere il soldato con fucile che attendeva nella jeep all’entrata. Rassicurante.
Il mattino dopo avevo preso la decisione di percorrere la strada principale della cittadina con la macchina fotografica alla spalla, per sentire che aria tira. I negozianti stavano pulendo le scalinate davanti alle loro entrate e al mio passaggio si fermavano alzando la testa e mi guardavano con quello che mi sembrava uno sguardo ostile. Magari scambiavano due parole col vicino e ricominciavano a lavorare. Ricordo essermi detto che non sarei durato a lungo, ma poi accennando un saluto con la testa e sforzando un sorriso ho avuto in ritorno grandi sorrisi cordiali, e i visi che sembravano cosi duri si accendevano di una luce simpatica. “Mrdita” rispondevano. Buongiorno dunque si dice “merdita”! E con un associazione mentale non delle più fini me ne andavo in giro trattando tutti di quello che mi sembrava un insulto spagnolo. Ma funzionava alla grande.
A mezzogiorno mi sono fermato a comprare un hamburger e una Coca Cola (da buon “anti tutto ciò”) alla fermata dei bus. Mentre stavo contemplando un autopostale giallo, dalle insegne PTT e l’autocollante “CH”, che portava i suoi passeggeri a Pristina,sono stato interpellato dal venditore con un “what are you doing in Kosovo?” che suonava come un dolce messaggio di salvezza.
Ed eccomi a discorrere con la persona di cui avevo bisogno. Durante la guerra portava giornalisti nei punti caldi per 60 dollari all’ora. Ha visto tutto quello che non avrebbe voluto. Può spiegarmi in lungo e in largo tutto dei Serbi che vogliono eliminare gli Albanesi del Kosovo dal paese che tutti considerano di diritto loro. Della resistenza dei partigiani dell’UCK e dell’arrivo delle Nazioni unite. Della violenza reale che non è quella che ho letto sulle guide turistiche ma quella che è palpabile nello sguardo di quest’uomo e tutti quelli che incontrerò in questo viaggio. “You are from Switzerlan, eh?” Si ricorda di un capodanno passato a Losanna. Si ricorda dei volontari sul ponte de Bessières che impedivano a chi volesse di suicidarsi. Lui avrebbe aiutato, in caso di dubbio, a buttarsi, gridava. E’ inconcepibile per uno che sopravvive alla guerra vedere gente ridotta alla solitudine come conseguenza di una scala di valori sfalsata in nome della riuscita economica, tanto da voler togliersi la vita. Silenzio.
Mi consiglia di viaggiare. Il paese è quattro volte più piccolo della svizzera e con qualche euro i bus ti portano per lunghe distanze.
Di gente dal cuore buono come lui ne incontrerò in ogni bar, in ogni bus e ad ogni baracchino di cibo. Ho avuto la fortuna di ubriacarmi nella ridente Prizren con un ex combattente dell’UCK, artista e scultore, che si offendeva se volevo pagar da bere. Di attraversare per la prima volta il ponte di Mitrovica che “separa” la Serbia dal Kosovo con un ex prigioniero di guerra nelle terribili prigioni Serbe. Di discutere ore con operai partiti in Italia, in Svizzera o Germania, di finire con loro in discoteche parlando liberamente dell’immagine dei Kosovari all’estero, della loro natura fiera, imprevedibile e della loro predisposizione alla violenza nonostante una bontà di cuore indiscussa. Sono stato seduto in un ufficio con la faccia di Bill Clinton incorniciata al muro, tutto un pomeriggio ad ascoltare la lista quotidiana delle atrocità avvenute durante la guerra nella sola città di Suvareka, mentre tre uomini adulti dai visi scavati dalle rughe erano in lacrime nonostante la posa fiera e impassibile. Ho giocato a scacchi coi vecchietti in bar freddi e fumosi, che continuano anche quando per l’ennesima volta va via la corrente e qualcuno deve uscire a lume di candela per accendere un generatore a nafta. Non mi sono sentito in pericolo una volta sola. Ho sempre trovato persone generose che non avrebbero lasciato che avessi un minimo problema. Disposte a capire la mia ignoranza e a spiegarmi in lungo e in largo i problemi etnici legati al passato e l’odio del presente. A mostrarmi i luoghi, le cicatrici e raccontarmi le loro storie. Contenti che qualcuno si interessasse in qualche modo ancora alla loro condizione, dimenticata dalla ribalta dell’attualità… da un opinione pubblica occupata dall’ennesima ingiusta violenza che non lascerà nient’altro che massi di pietra incenerita e vite riempite solo di dolore e odio. In nome di una causa etnica religiosa pilotata, senza che ci sorprenda più, da interessi puramente economici. Ma quel che resterà dell’attualità di oggi sarà un’altra terra devastata e dimenticata di cui nessuno vorrà più ricordarsi.
Si preferisce commemorare il passato remoto, ripromettendosi che non succederà più, senza ammettersi che più recentemente è riaccaduto l’impensabile. E questo proprio vicino a casa nostra.
Dopo che altre immagini hanno invaso i nostri schermi, non sembra più necessario chiedersi in condizioni versano questi luoghi. Eppure la Svizzera che otre alla decisione presa, proprio durante questo mio soggiorno, di andare in Indonesia, non ha moltissime missioni all’estero di rilievo paragonabile, dovrebbe voler sapere perché c’è ancora bisogno di una tale presenza militare.

Una volta recuperato dalla P.I.O in albergo e presentato al contingente ero passato un po’ dall’altra parte della barriera. Adesso non sarei più stato in strada a veder passar veicoli verde oliva che sembravano venire da un altro pianeta, ma avrei percorso le stesse strade parlando qualche lingua nazionale e ascoltando DRS “drü” a bordo dello stesso Puch che ci portava in giro a scuola reclute.
Il mondo esterno ridiventava distante per me, e ho capito la fortuna che ho avuto di aver potuto prendere delle “vacanze” e visitare almeno le principali città da turista curioso.
Il mio programma giornalistico giornaliero era fitto e cadenzato in maniera precisa. Incontri, interviste, accompagnare sul lavoro, visita hot spots, volo in elicottero… Bello.
(scritto mai terminato)

CHE VOGLIA DI PARTIRE!!!

THE WALL (24.01.08)


©ralbertalli Plusport in Saas Grund (VS) 2008

Swiss alps on sunny winter days are awesome! Boarding and supervising disabled youngsters is fun when you feel ok inside your own head. It reminds yourself that with your given potential you should definitely make more out of your days. On the other hand it shakes your priorities and you feel you should be happy with what you got here and now. Result: I'm unhappy with what I got and don't do more out of my days. I probably will regret one day all this precious time I m spending doing pretty nothing. But by now I leave inside a mental fog bubble. Can't really take serious all that's happening around me. I need action, I want to feel alive... I need more. I need a challenge. I need to go.  By now I should be pre
paring for shooting a festival on the Niger but it will not happen. All this illusions, this mental images you keep on building and, wich never seem to become reality. It hurts a bit somewhere. Instead it looks like the path of wedding photography is attracting me without any serious intention of mine. I m good in reportage photography so a wedding is a nice topic. Easy somehow. But if very soon I do not do something I can be sincerely proud of, something enflaming all my senses and passion, I will become a fat alcoholic wedding photographer (hehehehe). I m sorry if it sounds like suicide, don't pick up the phone for asking me if everything is ok 'cause: really, it is! I'm still standing. Still fighting. 
Still passionate and most of time smiling and making fun. I have this unfed hunger, this couriositiy, this will and strenght, fading 'cause of boredom... the will to do. I sometimes think that I don't know what I really want. That is wrong. I know exactly. By now I wanna be in Gaza. Pablo (infos) is there  and since too long I want to meet him in his "
milieu". I asked "him" but no photographer is needed. I could go on my own. I want to do that before the end of Pablos mission. It always seems like "today is the day" for beeing down there. I just feel that if I travel on my own I get really lost. Paying a fixer? How do I find one? How do I pay the guy? What happens? My whole body wants to be there... and my brain finds all sort of explanations for why I should not. Even my girlfriend wants me to go, else she probably knows that I soon will depress. That's just everything on my mind those days when I m not snowboarding (even then it's on my mind, to be sincere). I guess I would like to do a black and white negative work... stepping away from the speed of digital informations. Then having nice prints and only then thinking about agencies and publications and all that stuff. Yes. That's what I relly want. Si uniranno Batman e Spiderman nella lotta contro il male? To be continued...




"Man hat so lange ein Motivationsproblem, 
bis man ein Zeitproblem hat."

TRUCK DRIVING PUNK (08.12.07)

©ralbertalli - Chiasso: trucks parking lot on the border to Italy

It get's harder finding rock song titles to my posts. No surfer punk is driving no truck, Renaud would have the perfect title ("P..ain de camion"): I was again fulminated ("Thunderstruck" ?) by a call from the truck driver accepting taking me with, for crossing Europe and do a reportage on him for my personal photo project. He was hijacked in Italy and has now to spend hes weekend on a parking lot in France because he's late. Last week he had mechanical problems, and so on... I have to wait. So I somehow spend my time waiting for something to shake my life positively. I need good news! I need to find a passionating story to tell, a photoproject to live and love... I think that you know when you are on the right track when all doors open easily and you have the feeling of "getting with the flow". I'm waiting for answers from so many different kinds of projects now... something must happen and it will be the right thing. I juste hope it will be soon. :)